Inquadramento sistemico del diritto di recesso: evoluzione dogmatica e asimmetria contrattuale
Il diritto di recesso, storicamente definito all’interno del dibattito dottrinale e normativo come “diritto di ripensamento” , rappresenta lo strumento cardine per il superamento dell’asimmetria informativa e negoziale che caratterizza strutturalmente i contratti stipulati a distanza o fuori dei locali commerciali. Nell’ambito delle transazioni telematiche, l’acquirente si trova in una posizione di intrinseca debolezza conoscitiva rispetto al professionista, non potendo visionare né verificare la consistenza materiale del bene prima del perfezionamento del vincolo negoziale. Per tale ragione, l’istituto del recesso si configura come il pilastro fondamentale della tutela del consumatore all’interno del mercato digitale moderno. Sotto il profilo strettamente sistematico e dogmatico, il recesso è qualificato dall’ordinamento giuridico come un diritto potestativo unilaterale e irrinunciabile. Tale natura giuridica consente al contraente debole di sciogliere il vincolo contrattuale per sua sola e insindacabile volontà, ripristinando lo status quo ante senza l’obbligo di fornire alcuna motivazione causale al venditore e senza subire